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Storia del Pio Albergo Trivulzio

Nel lontano 1766 il Principe Tolomeo Trivulzio, nobile raffinato e assai determinato nelle scelte, con atto testamentario destinava tutte le Sue sostanze alla fondazione di un “ospizio per poveri vecchi” nel suo Palazzo a Milano in contrada della Signora. Raccogliendo quella che in un certo senso era stata una “vocazione“ della famiglia, dispose che i Suoi averi fossero destinati alla realizzazione di un “Ricovero” per gli Anziani di Milano bisognosi di assistenza. Questo “albergo dei poveri” avrebbe avuto come sede il suo stesso palazzo e così fu.

Circa due anni dopo la morte del Principe, le porte dei “Pio Albergo dei Poveri” , ribattezzato in seguito Pio Albergo Trivulzio, si aprirono a 150 fra uomini e donne scelti tra i più bisognosi. Ma nelle sue ultime volontà il Principe aveva lasciato anche una precisa indicazione: che gli anziani fossero attivi, in base alle condizioni di ognuno, nella loro vita di ogni giorno affinché potessero sentirsi sempre utili e tenessero così lontana la solitudine. Al Pio Albergo Trivulzio perciò, tutti i ricoverati ebbero un'occupazione, proporzionalmente all'abilità e alle condizioni di salute di ciascuno. Era il Regolamento stesso del PAT a prevedere che: “……il far stringhe, bindello, incannar filo e ogni altro lavoro semplice e facile ed eseguirsi sarà trattenimento per gli uomini, quando non abbiano altro mestiere compatibile con le loro forze. La filatura di lino, il far calze, merletti e simili manifatture formeranno l'utile occupazione delle donne…..”

Una storia, quella del Pio Albergo Trivulzio, segnata fin dalla sua fondazione, nel 1771, dal contributo di molti benefattori.

Rispetto ai primi anni di attività dell'Ente, nella prima metà dell'ottocento si assiste ad un cambiamento della tipologia dei ricoverati: non più mendicanti, storpi e ammalati, ma anziani (di età compresa tra i 70 e i 75 anni), incapaci di mantenersi autonomamente.

Con l'Unità d'Italia crescono gli interventi legislativi volti a disciplinare i “luoghi pii”, nasce così quella concezione di assistenza pubblica intesa come un dovere dello Stato verso i cittadini meno fortunati. In questi anni, precisamente nel 1864, Vittorio Emanuele II firma un decreto regio per il nuovo statuto dell'Ente milanese, con il quale viene stabilito un organo di amministrazione costituito da sei membri e da un presidente nominato dal consiglio comunale.

E' dopo l'unificazione che, nel PAT, si possono registrare i primi passi di un miglioramento igienico-sanitario della vita dei ricoverati, un processo lento che durerà per oltre un secolo. Ai letti a cavalletto vengono sostituiti letti di ferro muniti di rete e al posto dei pagliericci, così facilmente incendiabili e veri ricettacoli di parassiti, si sistemano i primi materassi. Nel 1872 vengono installati i caloriferi negli stanzoni, al posto dei bracieri scaldaletto. Grazie ai lasciti cospicui, si iniziano anche lavori di ristrutturazione e si costruiscono bagni e lavatoi separati per uomini e donne e un porticato sotto cui passeggiare.

Per quasi 140 anni il Pio Albergo Trivulzio è rimasto nel Palazzo del Principe, condividendo i destini di Milano ed accrescendo il numero dei suoi ospiti. Fino a quando, nel 1910, la Struttura, cresciuta nella realtà della Città come nel cuore dei Milanesi, lascia definitivamente l'antica sede per insediarsi in una grande area allora posta oltre il dazio, sulla strada di Baggio: l'attuale “Baggina”, così “ familiarmente” denominata dai Milanesi proprio per questo motivo.

La nuova Struttura, pur rifacendosi alle forme classiche degli ospedali occidentali, essendo pensata su otto padiglioni che si aprono su due corridoi distinti, uno per uomini e uno per donne, presenta soluzioni di utilizzo degli spazi all'avanguardia per il tempo. L'ampiezza del nuovo complesso favorisce l'aumento degli ospiti che già nel 1920 sono oltre mille. Infatti i dormitori, suddivisi in ampie camerate, sono in grado di ospitare più di 1200 ricoverati. Pur con le diverse ristrutturazioni interne intraprese nel corso degli anni, la stessa forma a “pettine” è stata conservata fino ai nostri giorni.

Nello stesso anno dell'inaugurazione, il Comune stipula una convenzione con il PAT, assumendosi l'onere della retta per gli Anziani cronici provenienti dagli ospedali milanesi. Molta strada era stata fatta, ma molta ancora se ne sarebbe percorsa in seguito.

Inizialmente l'interesse per i problemi sanitari degli anziani sono rivolti soprattutto alle condizioni igieniche, ma in seguito vengono realizzate ampie camere e dormitori, si potenziano le attrezzature e, con il progresso tecnico seguito alla prima guerra mondiale, vengono acquisiti nuovi mezzi di diagnostica e terapia. Cambia così un po' alla volta il concetto stesso di assistenza e i servizi si adeguano al panorama e agli indirizzi della medicina moderna.

Dopo la seconda guerra mondiale, la Struttura fissa una nuova norma per il ricovero e ai familiari che sono in grado di corrisponderlo, viene richiesto un contributo per gli oneri delle degenze. Ciononostante, viene comunque ribadito con fermezza il principio di uguaglianza di trattamento tra gli anziani ospitati a titolo gratuito e gli altri.

Nel 1959 viene aperto il servizio di Poliambulatorio ma, se da un lato il PAT vede crescere la specializzazione del proprio personale, dall'altro non intende tralasciare il concetto più generale di assistenza completa dell'anziano, e mantiene alta l'attenzione agli interventi socio-ricreativi.

Si è già entrati in una nuova ottica e, da un atteggiamento di puro assistenzialismo volto all'anziano, l'orientamento viene indirizzato sempre di più verso un approccio di presa in carico globale della “persona che invecchia” . All'antica immagine dell'anziano povero e bisognoso, va sostituendosi quella di un soggetto caratterizzato da un insieme di bisogni, fisici, psicologici e sociali, spesso ancora suscettibile di recupero (totale o parziale) di potenzialità residue non manifeste e di rieducazione alla funzione. Un soggetto, talvolta, ancora suscettibile di reinserimento nella società e/o nella famiglia.

Il secondo dopoguerra segna un ulteriore progresso, ma la crescita del numero degli anziani e la diffusione di patologie nuove e difficilmente curabili, richiedono alla società risposte sempre più articolate e concrete.

Negli anni '60, anche grazie a generose donazioni, vengono attuate le prime ristrutturazioni dei padiglioni e il PAT comincia a rinnovare i suoi ambienti e le sue dotazioni. Stanzette più piccole sostituiscono le precedenti camerate, passando così dagli enormi padiglioni con lunghe file di letti, alle attuali camere, a due/tre/quattro letti, dotate di ogni comfort alberghiero e più moderne attrezzature sanitarie integrano e/o rimpiazzano le preesistenti. L'interesse posto alla riabilitazione, oltre che alla cura degli anziani, assume un aspetto sempre più preponderante. All'incirca nello stesso periodo viene avviata una residenza per accogliere Persone Anziane ancora Autosufficienti e sono in molti, per solitudine o scelta ponderata, ad accogliere con favore la nuova soluzione abitativa.

Duecento anni sono lunghi, la storia cambia, la società e gli uomini cambiano con essa. Anche il Trivulzio, insieme a Milano, è cambiato, ma nemmeno per un attimo è mancato nel suo percorso, la risposta al più importante messaggio lasciato dal Principe Antonio Tolomeo: garantire la dignità dell'uomo, recuperare la sua autonomia e la sua capacità di relazionarsi con l'ambiente in cui vive. Questo è il principio fondamentale che continua a guidare l'Azienda e Chi, in esso, opera.

Il PAT si è quindi trasformato da antico ricovero per poveri vecchi a moderna Struttura Gerontologica, da pioniere nel campo della Riabilitazione a Centro di riferimento all'avanguardia in grado di offrire una vera rete di servizi integrati. Per adeguarsi ai tempi e ai bisogni degli Anziani, è stato necessario che il PAT si modificasse tanto nella struttura quanto nell'organizzazione.

Il cambiamento è avvenuto anche utilizzando i criteri del Sistema Qualità certificato ISO 9001:2000.

La certificazione a norme ISO è un atto formale attraverso il quale viene riconosciuta ad un'organizzazione/struttura che essa ha predisposto attività pianificate e documentate per garantire i propri prodotti/servizi secondo standard specifici.

La Certificazione è volontaria ed applicabile a livello contrattuale.

Il modello di riferimento è rappresentato dalle norme ISO 9000:VISION 2000. Le ISO prevedono l'organizzazione del Sistema Qualità articolato in specifici punti. La Certificazione viene rilasciata se il Sistema soddisfa i punti della Norma. I punti spaziano dalla responsabilità della Direzione, alla formazione del personale, al controllo del processo, all'analisi dei risultati ottenuti, sino a prevedere verifiche interne di controllo. Tutto deve essere dichiarato, controllato e documentato.

La Certificazione è stata rilasciata al Pio Albergo Trivulzio da un Organismo di Certificazione – Istituto Certiquality -. Questo è un Ente Terzo, (di parte indipendente) che sotto la sua responsabilità rilascia il certificato di conformità alla Norma ISO (detto comunemente: Certificazione).

In questi anni il Pio Albergo Trivulzio, in coerenza con il livello di attenzione posto dagli Enti sovraordinati (Comune, ASL e Regione) e rispondendo alle esigenze emergenti, si è così trasformato in un sistema sempre più articolato di servizi, teso al soddisfacimento delle questioni geriatriche sia sotto l'aspetto sociale che sanitario e specialistico-riabilitativo.

Oggi l'Ente, trasformato in “AZIENDA DI SERVIZI ALLA PERSONA ISTITUTI MILANESI MARTINITT E STELLINE E PIO ALBERGO TRIVULZIO”, è sottoposto alla disciplina di cui al Titolo II della L.R. 13/02/2003 n° 1 e del relativo Regolamento Regionale 04/06/2003 n° 11, nonché alla normativa vigente in materia socio-assistenziale, socio-sanitaria ed educativa.


































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